Dalla teoria polisistemica all’immagine del turco

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Dalla teoria polisistemica all’immagine del turco

L’immagine del turco nella traduzione italiana di From Russia, with Love

di Rıza Tunç Özben

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DETTAGLI 

Formato Dimensione Pagine Lingua Anno ISBN
LIBRO 17x24 280 Italiano 2017
978-88-6923-106-3

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Il volume analizza l’immagine del turco nella traduzione italiana del celebre romanzo di Ian Fleming From Russia, with Love (1957) in relazione alla teoria polisistemica e all’immagine del turco nella letteratura italiana.
Uno studio meticoloso per verificare nel dettaglio la maniera in cui i diversi aspetti della cultura turca vengono rappresentati e percepiti in Italia, attraverso la puntuale disamina degli espedienti e delle dinamiche linguistiche presenti nella traduzione del romanzo di Fleming.
A tal fine si ricorre a una prospettiva turcologica critica, innovativa e controcorrente rispetto a quella dominante nel contesto culturale in cui lo studio è stato prodotto, offrendo al lettore italiano un punto di vista alternativo a quelli tradizionali per comprendere e valutare l’immagine del turco in Italia.

Rıza Tunç Özben è nato a Istanbul nel 1963. Traduce e svolge interpretazione simultanea dall’italiano al turco e viceversa. È docente di lingua e traduzione italiana e inglese in Turchia. Ha pubblicato nel campo delle scienze dell’interpretazione e della traduzione. I suoi interessi di ricerca vertono in modo particolare sulla presa di note in interpretazione consecutiva dall’italiano al turco, sulle relazioni fra la teoria della traduzione e la teoria dell’interpretazione, sulle traduzioni turche de Il Principe di Machiavelli e sull’immagine del turco in Italia.

Dai Ringraziamenti:
“Molti anni fa dal professor David Snelling ho appreso che per un laureando o un dottorando non è opportuno ringraziare il proprio relatore ... Pur riconoscendo non solo la validità, ma anche la saggezza di questi consigli, non posso fare a meno di ringraziare la mia relatrice, professoressa Mette Rudvin, poiché senza la sua guida e il suo appoggio non avrei mai potuto terminare questa tesi sull’immagine del turco in un ambiente accademico eurocentrico come l’Università di Bologna.”

Dalla Prefazione di Maurizio Pistoso:
“... Da questa situazione di base ... apparentemente favorevole se non addirittura privilegiata era invece originato un percorso rivelatosi presto impervio un po’ per tutti, e per diverse circostanze: scelta dell’argomento, lingua e lingue ... chiamate in causa, tematica apparentemente normale e poi qua e là rivelatasi inaspettatamente e maliziosamente attuale, e anche piccoli equivoci semantici peraltro spesso diffusi tra semiologi e linguisti ...
... La scelta di quel testo, dapprima apparsa tematicamente coerente e metodologicamente feconda di sviluppi, fece sorgere in corso d’opera perplessità e contrasti dovuti soprattutto alla questione dell’immagine del turco che emergeva dal testo, e ancor più dalla sua traduzione italiana, in veste totalmente impresentabile: la necessaria analisi storica e iconografica avrebbe condotto la ricerca su percorsi e territori nei quali in quella specifica situazione e contesto non parve il caso di addentarsi.”

Dalla Nota al Lettore dell’autore:
“La presente ricerca è stata realizzata nei limiti dei vincoli istituzionali, tutoriali, ideologici e temporali che mi sono stati imposti in quanto dottorando ... In sintesi, poiché è stata realizzata in un ambiente accademico eurocentrico, dove né la turcologia né i pregiudizi verso i turchi in Italia costituiscono oggetto di studio, questa ricerca sull’immagine del turco nasce da una tensione tra due poli. Per un verso, la necessità di scrivere una tesi ‘poco significativa’, in conformità alle aspettative eurocentriche dell’Università di Bologna, ai fini di conseguire il titolo di dottore di ricerca; per altro verso, il mio desiderio di riuscire a far penetrare nell’ambiente traduttologico italiano alcuni aspetti storici, sociali e politici della cultura turca, indispensabili in questa ricerca, che devono essere muti o nella migliore delle ipotesi rappresentati dalle altre culture, poiché non sono ancora stati resi noti o non possono essere facilmente rivelati a causa dell’ideologia anti-turca presente nella cultura italiana di cui la traduttologia è in qualche modo parte.”

Dalle Conclusioni:
“Come nella storiografia occidentale «l’antico Impero ottomano non sembra possa essere oggetto di un pacifico studio» (Carretto 1989: 163), anche nella traduttologia eurocentrica i turchi non vengono considerati obiettivamente. Ad esempio, autorevoli studiosi della scienza dell’interpretazione, gli americani Margherita e David Bowen, l’israeliana Kaufmann e l’austriaca Kurz, che hanno curato il capitolo relativo alla storia degli interpreti come mediatori linguistici e culturali del libro –ancora relativamente recente– intitolato Translators through History e pubblicato dall’Unesco¹, in maniera clamorosamente sbagliata² affermano che «i turchi [...] tentarono di imporre l’Islam col ferro e col fuoco» (Bowen e Bowen, Kaufmann e Kurz 1995: 254). In modo simile, questo studio traduttologico sull’immagine del turco non rappresenta un’impresa scientifica ‘pacifica’ per l’ambiente accademico in cui è stato realizzato. Innanzitutto ... Il contributo più importante che questo studio offre alla scienza della traduzione consiste quindi nell’affrontare, nei limiti in cui è circoscritto, l’immagine del turco in un ambiente accademico eurocentrico con una prospettiva turca.” 

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Through the framework of polysystemic theory and against the backdrop of the image of ‘the Turk’ in Italian literature generally, this book analyzes the image of Turkish people in the Italian translation of Ian Fleming's well-known novel From Russia, with Love (1957). This meticulous study examines in detail the way the language dynamics in the translation of Fleming’s much-loved novel are played out and paint a broader picture of the perception of Turkish culture in Italian culture and literature. To this end it resorts to a critical, innovative turkological perspective going against the current of dominant tropes in the cultural context in which the study was produced. Thus, it offers the Italian reader a point of view alternative to the traditional ones, and contributes to a deeper understanding and evaluating the image of Turkish people in Italy. 

Rıza Tunç Özben was born in Istanbul in 1963 and attended the Boğaziçi University. Assistant professor in Italian Language and Translation at the University of Kırklareli, Dr. Özben is also a prolific translator and simultaneous interpreter from Italian to Turkish and vice versa. He has published in the field of interpreting and translation, including his MA thesis on simultaneous interpreting. His research interests focus in particular on note-taking in consecutive interpreting from Italian to Turkish, on the relationship between the theory of translation and the theory of interpretation, on the Turkish translations of 
Il Principe by Machiavelli and on the image of Turkish people and culture in Italy.

English commentary:
This innovative, fresh and sometimes refreshingly polemical volume is a vibrant analysis of the portrayal of ‘the Turk’ and indeed ‘all things Turkish’ in Italian literature, both translated and original. The author narrates the story of his research through the trials and tribulations of the Italian academic system, struggling to come to terms with a fundamentally eurocentric approach to literature and academia where ‘the Turk’ and more generally the legacy of the Ottoman empire, is negatively portrayed. The author questions, critiques and contextualises –politically and historically. Within this more general framework, Özben shows how the iconic 007 spy stories, more specifically From Russia, with Love, illustrate such deep-rooted prejudices– in both the original and the Italian translations. By retelling the background story of his research, which led to this publication, Özben manages to show how the eurocentricity of European academia reflects a broader eurocentric approach in literature. 


From the acknowledgements:
“Many years ago Professor David Snelling taught me that it was not the done thing to thank one’s BA or PhD supervisor … Acknowledging his wise advice, I cannot refrain from thanking my supervisor, Dr. Mette Rudvin, because without her guidance and support I would not have been able to complete my work on the image of the Turk in an academic context as eurocentric as the University of Bologna.”

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