Guido Reni e i Carracci. Un atteso ritorno.

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Guido Reni e i Carracci. Un atteso ritorno.

Capolavori bolognesi dai Musei Capitolini catalogo della mostra omonima

a cura di Sergio Guarino
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DETTAGLI 

Formato Dimensione Pagine Lingua Anno ISBN
LIBRO 23x27 144 Italiano 2015 978-88-6923-104-9

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Dalla Pinacoteca Capitolina a Palazzo Fava Un’occasione unica e irripetibile consente il ritorno alla città d’origine di un gruppo di trenta dipinti bolognesi che le vicende del collezionismo secentesco hanno fatto confluire a Roma, per lo più nell’illustre collezione della famiglia Sacchetti, tra le più eminenti della città eterna. Lavori di restauro e di risistemazione ora avviati nella Sala VI della Pinacoteca Capitolina, in occasione del Giubileo della Misericordia, hanno comportato la chiusura al pubblico di quell’ambiente e imposto, per evidenti ragioni di conservazione, la rimozione dei dipinti che vi sono esposti, tutti altamente esemplificativi della grande tradizione bolognese, dai Carracci a Guido Reni. Sostenendo i costi dell’intervento, la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna ha posto le premesse perché Genus Bononiae. Musei nella Città – ente strumentale della stessa Fondazione, che ha dato vita al nuovo sistema museale cittadino – possa ospitare quel nucleo di dipinti, capolavori della pittura bolognese della fine del Cinquecento e della prima metà del Seicento, che pervennero ai Musei Capitolini grazie all’acquisizione effettuata nel 1748, presso il marchese Giovanni Battista Sacchetti, dal bolognese Prospero Lambertini, già cardinale arcivescovo nella sua città e dal 1740 sul soglio pontificio con il nome di Benedetto XIV. La mostra, realizzata in collaborazione con i Musei Capitolini, è allestita al piano nobile del palazzo dove le opere instaurano collegamenti inediti con il fregio affrescato nel salone da Ludovico, Agostino e Annibale Carracci nel 1583-1584 sul tema dell’avventuroso viaggio di Giasone per la riconquista del vello d’oro e dell’innamoramento di Medea, e con i fregi realizzati in altri ambienti, entro la scadere del Cinquecento, da Bartolomeo Cesi, da Ludovico Carracci e dai suoi allievi, in primo luogo Francesco Albani.

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