La schedatura delle opere d’arte a Bologna e nel suo territorio nel 1820

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La schedatura delle opere d’arte a Bologna e nel suo territorio nel 1820

di Mario Fanti e Pier Luigi Perazzini

 

DETTAGLI 

Formato Dimensione Pagine Lingua Anno ISBN
LIBRO 21x29,7 288 Italiano 2015 978-88-6923-983-0

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I provvedimenti assunti nello Stato pontificio nella prima metà del secolo XIX ai fini della conservazione del patrimonio artistico e storico sono oggi unanimemente riconosciuti come importantissimi antefatti delle successive e moderne legislazioni statali sulla tutela dei beni artistici e culturali. Fra tali provvedimenti riveste speciale importanza l’editto del 7 aprile 1820 del cardinale camerlengo Bartolomeo Pacca, che non solo stabiliva norme valide per tutto lo Stato ecclesiastico in materia di alienazione, esportazione, commercio e restauro delle opere d’arte, ma per la prima volta ne ordinava una rilevazione sistematica e istitutiva, in ogni provincia dello Stato pontificio, una Commissione Ausiliaria di Belle Arti per vigilare sull’adempimento dell’editto medesimo. Per un complesso di ragioni legate alle varie condizioni locali, il “censimento” degli oggetti d’arte (conservati in gran parte nelle chiese) ebbe, a quanto risulta, scarso successo e consistenza. A Bologna, però, grazie alla collaborazione fra l’autorità politica (il cardinale legato Giuseppe Spina) e quella ecclesiastica (il cardinale arcivescovo Carlo Opizzoni), fu possibile condurre un’operazione di schedatura commessa ai parroci e rettori di chiese e agli amministratori di enti pubblici, ai quali furono consegnati appositi moduli prestampati in cui indicare il genere dei singoli oggetti d’arte, le loro dimensioni, l’autore quando conosciuto e lo stato di conservazione. È chiaro che il risultato di una simile operazione era condizionato da molteplici fattori legati alla diligenza e alla preparazione di chi compilava le schede; tuttavia in breve tempo ne furono restituite 243 relative ad altrettanti luoghi di conservazione: in gran parte chiese della città e del territorio diocesano bolognese (compresi molti oratori di proprietà privata), ma anche istituzioni di beneficenza, stabilimenti e uffici pubblici in genere. Le schede di quella rilevazione sono rimaste finora seppellite e ignorate in più archivi nei quali, per diverse ragioni, furono disperse. Il loro ritrovamento e la conseguente pubblicazione pongono ora a disposizione della storia dell’arte e delle vicende del nostro patrimonio artistico e storico una vastissima messe di dati, attraverso i quali ci viene restituita una significativa, benché non completa, “fotografia” di quanto, soprattutto in quei privilegiati contenitori costituiti dalle chiese, si era accumulato come prezioso lascito di una plurisecolare, affascinante vicenda di fede, di arte e di civiltà.

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