Nemo tenetur se detegere

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Nemo tenetur se detegere

La libertà dalle autoincriminazioni nella struttura del reato

Davide Tassinari

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DETTAGLI 

Formato Dimensione Pagine Lingua Anno ISBN Protezione
LIBRO 17x24
496
Italiano
2012 978-88-7395-784-3 -
PDF 3,3MB
496
Italiano
2012
PDF-978-88-7395-784-3
Stampa non permessa, copia non permessa

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Il tema dei profili sostanziali del nemo tenetur se detegere è stato di rado analizzato dalla letteratura penalistica italiana, che se ne è occupata in pochi – ma assai pregevoli – studi. La possibile valenza del principio quale causa di non punibilità, operante al di fuori dell’angusto ambito segnato dall’art. 384 c.p., è stata, a seconda dei diversi punti di vista, tout court esclusa, ovvero ricondotta all’ambito dell’antigiuridicità penale, ovvero ancora al discusso contesto della inesigibilità. La problematica viene affrontata attraverso un’analisi del principio, estesa ai suoi profili storici e filosofici, nei sistemi di common law, ove esso è stato per la prima volta affermato ed ha altresì trovato un espresso riconoscimento nel quinto Emendamento della Costituzione statunitense.

Lo studio di diritto comparato assume un ruolo centrale per la ricostruzione della struttura e dei contenuti del se detegere anche nell’ordinamento italiano. In particolare, il principio si rivela connotato da una duplice valenza, oggettiva e soggettiva, al contempo valore dell’ordinamento e prerogativa individuale, e perciò interagisce con i diversi livelli della struttura del reato: tipicità, antigiuridicità e colpevolezza. Nell’ambito dell’antigiuridicità, il suo modus operandi viene ricostruito mediante un’innovativa analisi dei problemi (di fatto lasciati irrisolti dal dibattito dottrinale del nostro Paese) del bilanciamento di interessi e del concorso di persone nel reato; nel contesto della colpevolezza, per contro, emergono i profili umanistici del se detegere, ed esso non viene in considerazione quale diritto, ma assume una fisionomia ribelle e anarchica, dominata dall’impulso del reo alla ricerca dell’impunità.

Davide Tassinari è Avvocato penalista e Dottore di ricerca in diritto e processo penale dell’Università degli studi di Bologna. È stato Docente di diritto penale e di Legislazione minorile nell’Università di Bologna, nonché di Diritto penale presso la Scuola di specializzazione per le professioni legali di Bologna. Ha svolto numerose missioni di ricerca all’estero, fra le altre presso la Michigan University Law School, la Columbia University Law School e la Seton Hall University Law School. Tra le sue pubblicazioni si segnalano: Rischio penale e responsabilità professionale in medicina, in S. Canestrari e M.P. Fantini (a cura di), La gestione del rischio in medicina, Profili di responsabilità nell’attività medico-chirurgica, Trento, 2006; Gli attuali progetti di legge concernenti il consenso informato e le dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari, in Criminalia, Annuario di scienze penalistiche, 2006; Diritto all’anonimato e diritto penale: un (possibile) oggetto di tutela o un vulnus per il law enforcement?, in Trattato di diritto commerciale e di diritto pubblico dell’economia, diretto da F. Galgano, vol. XLVIII, a cura di G. Finocchiaro, Padova, 2008; I delitti di omicidio, in Trattato di diritto penale, Milano, 2011, Parte speciale, vol. VII, a cura di A. Cadoppi, S. Canestrari, A. Manna, M. Papa.

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