On the Birth of the Intentional Orientation to Knowledge

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Da Encyclopaideia n° 37, 2013, Anno XVII.

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On the Birth of the Intentional Orientation to Knowledge

Wolff-Michael Roth
University of Victoria – Canada

Abstract

Constructivist theories of cognition presuppose learners’ intentional orientation to
the knowledge (object) that they are to construct. But how can learners orient to the
construction of an (alien) object that they do not already know? Using illustrative
examples from the area of perception, I develop – grounding myself in the works of
the phenomenological philosophers Maine de Biran, Merleau-Ponty, Henry, and
Marion – a phenomenological description of learning as donation. I provide an
extended analysis of a classroom episode from a second-grade mathematics lesson in
which students have been asked to build clay models of objects that they can touch
but not see. This analysis shows that telling students what they are to learn does not
advance the learning process. In the episode, the student eventually learns what is expected when she recognizes the object as it emerges from her own actions: she literally comes to see (perceive, know) as her gaze (seeing the model) and her touch (feeling the object) come to be coordinated.

Keywords: Intention – Learning paradox – Intuition – Excess – Movement

Sulla nascita dell’orientamento intenzionale alla conoscenza

Abstract

Le teorie costruttiviste della cognizione presuppongono l’orientamento intenzionale
degli studenti verso la conoscenza (oggetto) che loro stessi devono costruire. Ma come
possono gli studenti orientarsi verso la costruzione di un oggetto che loro ancora non
conoscono? Utilizzando esempi provenienti dal campo della percezione, io sviluppo –
radicando il mio pensiero nei lavori dei filosofi fenomenologici Maine de Biran, Merleau-
Ponty, Henry and Marion – una descrizione fenomenologica dell’apprendimento
come donazione. Io propongo un’analisi estesa di un’esperienza in una classe di seconda elementare durante una lezione di matematica nella quale agli studenti è stato chiesto di costruire modelli di creta di oggetti che loro potevano toccare ma non vedere. Questa analisi mostra che dire agli studenti ciò che loro devono apprendere non migliora il processo di apprendimento. In questo tipo di esperienza, infatti, lo studente apprende
ciò che è atteso quando egli riconosce l’oggetto come emergente dalle sue azioni: egliletteralmente arriva a vedere (percepire, conoscere) nel momento in cui il suo sguardo (vedere il modello) e il suo tocco (sentire l’oggetto) si coordinano.

Parole chiave: Intenzione – Paradosso dell’apprendimento – Intuizione – Eccesso – Movimento

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