Between the Subject’s Agency and the Strength of Things. An Introduction, Letizia Caronia - James E. Katz

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Da Encyclopaideia n° 28, 2010, Anno XIV. 

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Abstract

Tra l’agentività del soggetto e la forza delle cose. Un’introduzione

Letizia Caronia* – James E. Katz**
* Università di Bologna, Italia
** Rutgers University, New Brunswick, N.J., USA

I contributi di questo focus affrontano da diversi vertici teorici e prospettive metodologiche la relazione intimamente ricorsiva che lega il senso inscritto nella resistente materialità de “la cosa” (solo apparentemente soft) e il processo di domesticazione e interpretazione esercitato dal soggetto nel suo ‘far essere’ la cosa.
Le cose cui é dedicata questa riflessione collettiva sono i dispositivi di comunicazione mobile. L’apparente fluidità e leggerezza delle utilities è un sistema di vincoli e possibilità nonché una enunciazione oggettuale dell’identità dell’utente. Le tecnologie di comunicazione mobile definiscono nuovi possibili corsi di azione, nuove identità per il soggetto e conferiscono nuovi possibili significati agli eventi e rituali della vita quotidiana. E tuttavia sono costantemente oggetto di (ri)definizione da parte del soggetto. Attraverso i modi di uso, la mediazione esercitata da linguaggio, cultura, contesto ed interazione sociale, il soggetto interpreta, sfida e a volte sovverte il senso delle tecnologie di comunicazione mobile e il simulacro di soggettività in esse inscritto.
Come i curatori argomentano lungo la loro Introduzione, il circuito riflessivo attraverso cui le cose e gli esseri umani si costruiscono mutualmente, é stato tradizionalmente affrontato spezzando la sua intima ricorsività.
A fronte della forza imperante (e mai del tutto sopita) del determinismo tecnologico, si sono moltiplicate le ricerche e gli approcci intesi a mostrare, dimostrare o anche solo argomentare il ruolo dell’individuo nella costruzione del senso delle tecnologie. Come spesso succede, una forte reazione teoretica ad un certo paradigma conduce ad un contro-paradigma che, anche solo per ragioni retoriche, deve enfatizzare quegli aspetti di un fenomeno sottostimati dal paradigma contrario. La credenza positivista circa il potere determinate dell’oggetto su un soggetto pensato come passivo, é stata sfidata dal paradigma socio-costruzionista. Assumendo il ruolo costitutivo del soggetto umano, il socio-costruzionismo enfatizza il processo attraverso cui le tecnologie sono dotate di senso dall’utilizzatore, interpretate dai discorsi (umani) da cui sono catturate, e addomesticate dalle pratiche di tutti i giorni. Le tecnologie e più in generale le cose, appaiono come oggetti inermi fin che qualcuno non infonde loro vita e significato, oggetti molli in attesa di ricevere una forma.
Abbiamo forse gettato via il bambino con l’acqua sporca? L’idea di « oggetti che agiscono» anche e soprattutto in funzione delle loro qualità (affordances) implica necessariamente l’idea che essi agiscano come forze determinanti su un individuo passivo?
Lungo il filo della loro argomentazione e sulla base di un approccio radicalmente critico, gli autori di questa Introduzione, sostengono che sia possibile salvaguardare l’idea “positivista” degli oggetti materiali come “agenti” senza per questo sottoscrivere il corollario determinista secondo cui gli umani sarebbero (dunque) oggetti sottoposti a leggi di causa effetto e il mondo sociale altro non sarebbe che un “mondo di forze, urti e palle da biliardo”. In estrema sintesi, la forze delle cose e l’intenzionalità umana sono pensabili al di fuori dei termini dell’equazione x = f(y).
Per ragioni che affondano nell’antica e cartesiana distinzione tra uomo/mente – cosa/natura, a sua volta più o meno surrettiziamente sovrapposta alla distinzione soggetto – oggetto, l’unico modo per sfuggire ad ogni sospetto determinista sembra essere quello di attribuire la soggettività al solo soggetto umano. Questa granitica certezza che all’origine del senso ci sia di fatto il soggetto umano e solo il soggetto umano (in quanto si stipula che esso e solo esso sia dotato di agentività e intenzionalità) é all’origine dell’impossibilità a pensare la relazione tra le cose e le persone in termini di riflessività. Al più si tenta, in modo più o meno sofisticato, di sommare gli esiti di due processi: analizzati in modo distinto e sequenziale, il processo di dotazione di senso dall’oggetto al soggetto (sempre in sospetto di malcelato determinismo) e il processo di dotazione di senso dal soggetto all’oggetto (sempre sospettato di deriva idealistica) vengono paratatticamente giustapposti secondo la logica del « e/e ». Per quanto ormai la necessità di integrare determinismo materialista da una parte e sociocostruzionismo dall’altra sia diventato un incipit quasi d’obbligo se non un vero e proprio topos di genere, di fatto sembra impossibile analizzare la costruzione del mondo sociale come distribuita tra diversi attanti non tutti e non necessariamente umani.
Per compiere questo passaggio verso un approccio radicalmente riflessivo e profondamente fenomenologico, é necessario ripensare gli oggetti come soggetti e dunque ridefinire la stessa nozione di soggetto.
“Soggetto” indicherebbe non tanto un essere umano quanto una competenza pragmatica. Questa competenza consiste nel dare origine a corsi di azione, definire contesti come contesti di un certo tipo, creare significati e delineare modi di vita praticabili. E questa competenza é distribuita tra soggetti umani e non umani.
Il focus affronta dunque un tema di forte rilevanza per una rivista intitolata alla relazione tra fenomenologia e pedagogia. L’insistenza sulla relazione ricorsiva tra tecnologie di comunicazione e esseri umani, sul processo di co-costruzione di senso, il profilarsi di una idea di agentività e persino intenzionalità come competenza pragmatica distribuita tra le cose e le persone, consente di rafforzare una certa versione (bertoliniana) della fenomenologia: fuori dalla pertinenza di ogni determinismo (in questo caso tecnologico), questo focus non concede nulla al soggettivismo radicale di una fenomenologia che il primo autore di questa introduzione ha altrove definito “umana troppo umana”.

Parole chiave: Agentività – Intenzionalità – Dualismo cartesiano – Fenomenologia – Riflessività – Teoria dell’ApparatGeist

English Abstract 

This focus is the result of a collective reflection on mobile communication in everyday life. It has the ambition of investigating it phenomenon of mobile communication in everyday life overcoming the “subject-object” duality which still seems to force the researcher to choose: either she or he takes an agency-oriented perspective either he o she takes a structure-oriented perspective. The contributions are committed to rethink and empirically analyse the relationship between humans and technologies in terms of reflexivity, which is a mutual construction of meaning and reciprocal sense making. Something that is easier to state than to do.
The Introduction provides the reader with a larger theoretical framework aimed to overcome the reductionism implicit in the mainstream approaches to the social life of things and human beings. Disregarding any radical subjectivistic drift as well as (of course) any technological determinism, the phenomenological approach does not underestimate the constraints of the world-of-things nor it claims for a totally determined social actor. Rather it conceives the process of culture creation as radically embedded in, and possible because of the human beings’ intentionality and the material resources available in the world people live in.

Keywords: Agency – ApparatGeist theory – Intentionality – Life-world – Phenomenology – Reflexivity – Cartesian dualism

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